Accendi il cervello

accendi_il_cervelloLeggo un articolo dove si informa che il locale di Venezia che ha fatto pagare 1.143 Euro per quattro bistecche e una frittura di pesce a quattro malcapitati studenti giapponesi, è stato multato per un totale di 20.000 Euro.

Fino a qui, tutto bene.
Chi fa il furbo merita di essere bastonato.

Quello che mi ha fatto pensare che il genere umano ha ben poche speranze di elevarsi a essere senziente VERO è il finale dell’articolo.
L’osteria è stata presa d’assalto sui social con commenti, immagino, poco “costruttivi”.
Peccato che risulti un’altra, con stessa ragione sociale.

Accendere il cervello prima di digitare è cosa che ormai in pochi fanno e questo, purtroppo, comprende anche il controllare quello che si scrive e dove va a finire.

EDIT: parlando di Napalm51 e degli haters seriali, vi consiglio la lettura di questo bell’articolo su WIRED: NAPALM51 è la caricatura che ci meritiamo.

 

 

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Leggere leggere leggere

Leggere

Stavo riflettendo sulla portata del fenomeno delle fake news e sono giunto alla conclusione che essere fuori sincrono mi ha aiutato molto.
Il mio cercare costantemente di intavolare discussioni al di fuori delle solite tematiche “tubero/sfera/pistone” (che, per carità, sono degnissime di attenzione ma che non devono diventare gli unici argomenti della vita) e quindi, l’abitudine a diversificare e approfondire gli argomenti leggendo molto (complice anche la passione in molti casi) ha fatto sì che mi abituassi ad adottare una tecnica che ritengo essenziale: mai leggere una sola fonte.

Il problema è che non siamo una nazione di lettori incalliti, questo credo che lo si sia capito, quindi è già tanto se di fonte se ne legge una, altro che due (o tre) per fare un confronto.
Questo però, porta ad essere molto vulnerabili, perché si tende a credere al primo che passa, o peggio, a schierarsi con il primo che ci dice quello che vogliamo sentirci dire.

Cosa che si realizza alla grande in quella che in gergo si chiama “echo chamber”, la “camera dell’eco“.

Copio e incollo da Wikipedia: “La camera dell’eco è una descrizione metaforica di una situazione in cui le informazioni, le idee o le credenze vengono amplificate o rafforzate dalla comunicazione e dalla ripetizione all’interno di un sistema definito. All’interno di una camera dell’eco figurativa, le fonti ufficiali spesso non vengono più messe in discussione e le viste diverse o concorrenti sono censurate, non consentite o altrimenti sottorappresentate.

Praticamente, il famoso meccanismo dell’ascoltare solo quello che vogliamo sentire riprodotto perfettamente all’interno del nostro profilo in un social network (chi ha detto Facebook ?).
Lì ci siamo noi e i nostri amici, che probabilmente sono linkati per affinità di idee o di visione.

Aggiungiamo alla ricetta l’algoritmo dei social network che ci evidenzia news e commenti in linea con quelli dove abbiamo mostrato interesse e la fake news è praticamente impacchettata con il fiocchettino.

Per essere veicolata, però, ha bisogno di noi, che naturalmente non ci facciamo pregare.

Basta cliccare “Condividi”

Ma, complice la velocità di comunicazione che oggi abbiamo a disposizione, condividere un’informazione è diventata un’arma a doppio taglio.
Veniamo a sapere una cosa ?
Ci facciamo prendere dalla smania di dirlo al mondo (che una volta era un modo di dire, oggi invece è veremente alla portata) e soprattutto DOBBIAMO arrivare primi a dirlo.
Manco fossimo tutti giornalisti che ambiscono al Pulitzer.
Dove sta il doppio taglio ?
99 su 100, non riteniamo necessario dovere approfondire perché si perde tempo, si rischia che altri condividano per primi facendoci perdere questa “esclusività”.

Ma perché vogliamo questa “esclusività”  ?
Cos’è che ci fa agire senza pensare (oltre alla camera dell’eco) ?
Una delle cose più umane di questa mondo: il volere essere apprezzati.
Questo pollice in su che, a quanto pare, ha il potere di innalzare o rovinare una reputazione, quel like che sembra essere diventato l’unico metro di misura della nostra vita in rete (e purtroppo anche fuori) e che carezza il nostro ego (o probabilmente la nostra fragilità).
Se non fosse che grazie alla echo chamber descritta prima, è un like autoreferenziale, a cui manca un contraddittorio e dove è totalmente assente una lettura critica.

Ma della cosa, non ce ne può fregare di meno.
L’importante è condividere velocemente e aspettarsi un plauso, solo questo conta.

La rete ha una potenzialità infinita, ma sembra che tutta questa potenza sia nulla davanti alla nostra pigrizia nel cercare la verità e il nostro desiderio di sentirsi accettati.
Preferiamo una camera dell’eco, è più comoda, più “tagliata su misura”, ci si può crogiolare dentro sapendo che gli altri ci daranno ragione (e quindi apprezzamento).

Chissà Ulisse come avrebbe fatto con queste moderne sirene.