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Politica_populismoPindaricamente ha scritto questo post.
Sperando non si arrabbi (nel caso cancello tutto), lo riprendo in toto qui, perché stavo meditando di fare anche io un post sull’argomento e le sue parole sono esattamente quello che penso.

 

Così va il mondo

La politica sarebbe una bella cosa, se solo non ci fossero i politici.

Vecchi che, a ridosso delle elezioni, parlano di futuro e decidono come si dovrebbero fare le cose che si sarebbero dovute fare tanto tempo fa.

Giovani che fanno promesse che non potranno mantenere, propongono leggi che non faranno rispettare, che non hanno la minima idea del problema, ma sostengono di avere la soluzione migliore di quella degli altri e, mentre la barca affonda, parlano del colore del giubbotto di salvataggio che non è in tinta con la scialuppa.

Ma come si fa ad andare a votare se questi continuano ad aprire bocca?

Con tutta la merda da spalare che c’è in giro, si perdono intere giornate a parlare di vaccini, di razza bianca, di sacchetti biodegradabili, di scimmie clonate, di bordelli da riaprire e di famiglie tradizionali da difendere.

Che poi chissà perché quelli che vogliono difendere la famiglia tradizionale sono quelli che una famiglia non ce l’hanno o ne hanno più di una.

Che hanno ex mogli, figli nati da diversi matrimoni, amanti e concubine minorenni e che le corna le fanno tradizionalmente.

Per non parlare degli inciuci, degli intrighi, delle voltagabbanerie, delle notizie false spacciate per vere, delle idee stantie, delle dichiarazioni fuori di testa e degli slogan raccapriccianti urlati a destra, a sinistra, sopra e sotto.

La scelta dell’imbarazzo.

Tra candidati che fanno da stampella a parole prive di agganci con la realtà, politici con l’aria da impiegati del catasto che hanno fatto carriera e aspiranti politici che non riescono a decidere sulle sorti di un partito, figuriamoci quelle di un paese.

E poi, il giorno dopo, tutti a cantar vittoria. Vincitori e vinti.

Se così va il mondo, in un paio di posti cambieranno le marionette, ma non certo chi tira i fili.

Se così va il mondo, non abbiamo bisogno di elezioni. Abbiamo bisogno di un cavallo.

Datemi un cavallo e lo farò senatore.

E intanto fuori piove. Futuro governo ladro.

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Accendi il cervello

accendi_il_cervelloLeggo un articolo dove si informa che il locale di Venezia che ha fatto pagare 1.143 Euro per quattro bistecche e una frittura di pesce a quattro malcapitati studenti giapponesi, è stato multato per un totale di 20.000 Euro.

Fino a qui, tutto bene.
Chi fa il furbo merita di essere bastonato.

Quello che mi ha fatto pensare che il genere umano ha ben poche speranze di elevarsi a essere senziente VERO è il finale dell’articolo.
L’osteria è stata presa d’assalto sui social con commenti, immagino, poco “costruttivi”.
Peccato che risulti un’altra, con stessa ragione sociale.

Accendere il cervello prima di digitare è cosa che ormai in pochi fanno e questo, purtroppo, comprende anche il controllare quello che si scrive e dove va a finire.

EDIT: parlando di Napalm51 e degli haters seriali, vi consiglio la lettura di questo bell’articolo su WIRED: NAPALM51 è la caricatura che ci meritiamo.

 

 

Leggere leggere leggere

Leggere

Stavo riflettendo sulla portata del fenomeno delle fake news e sono giunto alla conclusione che essere fuori sincrono mi ha aiutato molto.
Il mio cercare costantemente di intavolare discussioni al di fuori delle solite tematiche “tubero/sfera/pistone” (che, per carità, sono degnissime di attenzione ma che non devono diventare gli unici argomenti della vita) e quindi, l’abitudine a diversificare e approfondire gli argomenti leggendo molto (complice anche la passione in molti casi) ha fatto sì che mi abituassi ad adottare una tecnica che ritengo essenziale: mai leggere una sola fonte.

Il problema è che non siamo una nazione di lettori incalliti, questo credo che lo si sia capito, quindi è già tanto se di fonte se ne legge una, altro che due (o tre) per fare un confronto.
Questo però, porta ad essere molto vulnerabili, perché si tende a credere al primo che passa, o peggio, a schierarsi con il primo che ci dice quello che vogliamo sentirci dire.

Cosa che si realizza alla grande in quella che in gergo si chiama “echo chamber”, la “camera dell’eco“.

Copio e incollo da Wikipedia: “La camera dell’eco è una descrizione metaforica di una situazione in cui le informazioni, le idee o le credenze vengono amplificate o rafforzate dalla comunicazione e dalla ripetizione all’interno di un sistema definito. All’interno di una camera dell’eco figurativa, le fonti ufficiali spesso non vengono più messe in discussione e le viste diverse o concorrenti sono censurate, non consentite o altrimenti sottorappresentate.

Praticamente, il famoso meccanismo dell’ascoltare solo quello che vogliamo sentire riprodotto perfettamente all’interno del nostro profilo in un social network (chi ha detto Facebook ?).
Lì ci siamo noi e i nostri amici, che probabilmente sono linkati per affinità di idee o di visione.

Aggiungiamo alla ricetta l’algoritmo dei social network che ci evidenzia news e commenti in linea con quelli dove abbiamo mostrato interesse e la fake news è praticamente impacchettata con il fiocchettino.

Per essere veicolata, però, ha bisogno di noi, che naturalmente non ci facciamo pregare.

Basta cliccare “Condividi”

Ma, complice la velocità di comunicazione che oggi abbiamo a disposizione, condividere un’informazione è diventata un’arma a doppio taglio.
Veniamo a sapere una cosa ?
Ci facciamo prendere dalla smania di dirlo al mondo (che una volta era un modo di dire, oggi invece è veremente alla portata) e soprattutto DOBBIAMO arrivare primi a dirlo.
Manco fossimo tutti giornalisti che ambiscono al Pulitzer.
Dove sta il doppio taglio ?
99 su 100, non riteniamo necessario dovere approfondire perché si perde tempo, si rischia che altri condividano per primi facendoci perdere questa “esclusività”.

Ma perché vogliamo questa “esclusività”  ?
Cos’è che ci fa agire senza pensare (oltre alla camera dell’eco) ?
Una delle cose più umane di questa mondo: il volere essere apprezzati.
Questo pollice in su che, a quanto pare, ha il potere di innalzare o rovinare una reputazione, quel like che sembra essere diventato l’unico metro di misura della nostra vita in rete (e purtroppo anche fuori) e che carezza il nostro ego (o probabilmente la nostra fragilità).
Se non fosse che grazie alla echo chamber descritta prima, è un like autoreferenziale, a cui manca un contraddittorio e dove è totalmente assente una lettura critica.

Ma della cosa, non ce ne può fregare di meno.
L’importante è condividere velocemente e aspettarsi un plauso, solo questo conta.

La rete ha una potenzialità infinita, ma sembra che tutta questa potenza sia nulla davanti alla nostra pigrizia nel cercare la verità e il nostro desiderio di sentirsi accettati.
Preferiamo una camera dell’eco, è più comoda, più “tagliata su misura”, ci si può crogiolare dentro sapendo che gli altri ci daranno ragione (e quindi apprezzamento).

Chissà Ulisse come avrebbe fatto con queste moderne sirene.

 

Vogliamo

genitori_figliUna volta lessi questo scritto su una pagina Facebook:

Siamo adolescenti. Vogliamo il messaggio della buonanotte e il messaggio del buongiorno. Vogliamo gli abbracci improvvisi. I baci di notte nei vicoli. Vogliamo le risate fino alle lacrime. Vogliamo l’alcool e le sigarette. Vogliamo le scritte sotto casa. Vogliamo sentire i brividi dietro la schiena. Vogliamo ballare. Vogliamo gli after. Le discoteche e i bar dove poterci ubriacare. Vogliamo l’ansia prima degli appuntamenti. Vogliamo gli amori e le delusioni. Vogliamo il sesso. Il solletico. Le corse sotto la pioggia. Vogliamo urlare. I concerti. Le foto. Vogliamo le cazzate. Le serate nei parchetti. La prima volta di TUTTO. Vogliamo essere ADOLESCENTI.

Risposi in questa maniera:

Siamo i genitori di voi adolescenti. Vogliamo potervi dare il messaggio della buonanotte e del buongiorno se non fosse che la maggior parte delle volte ci liquidate con un “Papà/Mamma, eddaiii”. Anche noi vogliamo gli abbracci improvvisi e magari proprio da voi. I baci di notte nei vicoli (sulla guancia, però). Le risate fino alle lacrime da dividere con voi. Se non vogliamo darvi alcool e sigarette è solo perché sappiamo dove portano e a voi ci teniamo. Le scritte sotto casa magari su un foglio da attaccare alla parete, così il padrone di quella casa non s’incazza come un puma. Noi ce li abbiamo i brividi dietro la schiena: tutte le volte che uscite di casa e magari senza aver programmato un’orario di rientro. Anche noi balliamo, magari i lenti (siamo vecchietti). Per after, discoteche e bar dove ubriacarsi vale il discorso di prima. Anche noi abbiamo l’ansia prima dei vostri appuntamenti (eccome se ce l’abbiamo), se per questo ce l’abbiamo anche durante, però confidiamo di avervi preparati almeno un po’. Per gli amori e le delusioni sorry, non possiamo spingere i primi ed evitare le seconde, però siamo lì a darvi una spalla dove rifugiarvi. Per il sesso vale il discorso degli appuntamenti. Il solletico tanto, quanto ne volete e anche di più. Le corse sotto la pioggia per portarvi l’ombrello. Vogliamo urlare quando fate finta di non sentirci. I concerti (mica siamo così vecchi). Le foto insieme a voi per poterle guardare quando sarete per conto vostro. Le cazzate sperando di potervi proteggere. Le serate nei parchetti per parlare di voi. Vogliamo potervi aiutare nella vostra prima volta di TUTTO. Vogliamo essere genitori, i vostri punti di riferimento.

Dite che ho fatto male ?

Figli del vinile

viniliSono un figlio del vinile.
Mi mancano quei tempi, tempi lenti, quando c’era più attenzione per ogni singolo pezzo dell’album.
L’esperienza partiva da quando toglievi il disco dalla copertina, poi dalla busta di carta, per poi seguire con il posizionamento sul piatto (o giradischi, fate un po’ voi), dalla levetta che alzava e abbassava il braccio del piatto e dall’atterraggio della puntina sul vinile, aspettando di sentire il “toc” che annunciava la caduta della puntina nel solco.

Un po’ di fruscio e poi si partiva per un viaggio molto “slow”, dove i “Jump forward” o i “Jump backward” erano tu che alzavi la puntina dal disco e cercavi di centrare lo spazio tra un brano e l’altro.

Ascolto “slow”, pezzi mandati a memoria a furia di passarli, di nuovo e di nuovo e di nuovo…
C’era più attenzione, più concentrazione, più godimento per ogni singolo passaggio, più trasporto cercando di immaginare l’artista sul palco o in studio (YouTube ? Cazz’è ?!?).

Il massimo era quando si andava a casa di un amico/a che condivideva con te un artista e si ascoltava per ore un album, magari appena uscito, per catturare ogni variazione, ogni messaggio, ogni piccolissima strizzata d’occhio verso un genere o un altro artista.
Non esisteva tempo, non esistevano pranzo o cena, tutto era dedicato a quel disco e a chi lo aveva creato, all’ascolto e a tutta la discussione che ne scaturiva immediatamente dopo.

Ora siamo nel tempo del digitale, dei file mp3, dell’ascolto online.
Vedo ragazzi che saltano da un brano all’altro con la velocità del fulmine.
Chissà se nelle loro cuffiette riescono a godere di un brano come facevamo noi, se discutono come facevamo noi, se si prendono del tempo come facevamo noi.

Sorellina, ti ricordi quella giornata quando mi sono presentato a casa tua con una busta e ti ho detto: “Accendi lo stereo, devo farti ascoltare una cosa” ?

Toc… e il tempo non ebbe più importanza.
Io, te e questo album.

Mi mancano quei tempi, siamo figli del vinile e dobbiamo andarne fieri.

 

 

Amarcord

I miei figliuoli hanno beccato il dvd (riversato da vhs, quindi calcolate gli anni) delle nozze dei matusa (che saremmo noi).
I primi dieci minuti li ho passati a parare le loro bordate (come vestivate, che pettinature avevate, ecc.ecc.), poi il resto l’ho passato a ricordare com’ero, com’erano i miei amici, quanto tempo è trascorso, quanto siamo cambiati…).
Credevo di essere pronto a rivedere un portale temporale del genere, ma mi sbagliavo.
Ho provato una struggente nostalgia, un “che bello potessi ritornare”, un “ma quanto eravamo gnocchi”.
Invece ora mi trovo a fare i conti con un presente che non vorrei (o almeno la maggior parte) ma che non rinnego, con un entusiasmo che ha lasciato il posto a una rassegnazione (dicono che il pessimista è un ottimista che ha guardato nel futuro) e con un timore per il tempo che verrà.

Figli miei, non fate caso ai pensieri di questo imbecille, inseguite sempre i vostri sogni e date battaglia quando è giusto la si debba dare.

Continuo a guardare quelle foto, il barman dice che si sbaracca, ‘notte a tutti.

Quanto costa una bottiglia di rum ?
Domani voglio svegliarmi storto ché ora è il tempo dei sospiri e perché no, anche di qualche lacrima. 🙂

 

 

Mille voglie (diverse)

IspirazioneHo letto questo post che definisco “ispirato”.
Mi è venuta voglia di farne uno simile, ma che rispecchi quello che sono e che penso.
Quindi, “PindaricaMente“, non me ne volere se ti rubo l’idea, ma quando trovo una cosa fatta bene non riesco a stare fermo ad ammirare, ma devo modificare, trasformare.
In una parola: contaminare. 🙂

Che voglia di ascoltare Stevie Ray Vaughan, di preparare del sushi, di sistemare in un vaso di metallo del filo spinato a forma di cuore, di un po’ di faccia da culo e un po’ di casualità, di un angolo di cielo, di qualunque cosa faceva mia nonna, di urlare no, di rimanermene a letto e di starci fino a sera, di una strada di campagna in sella a una 883, di un posto bene in vista in mezzo a questa confusione (che sarebbe come nascondersi), di un appuntamento con mia moglie per rivedere l’effetto che fa, di prendere a calci la gente che mi guarda e decide chi sono, di lasciare la porta aperta perché il portone, sinceramente, è troppo pesante e non è neanche motorizzato, di raccontarlo a tutti così il/la tizio/a si chiede se era il caso, di babà al rum (tanto rum e anche senza babà), di giocare con qualcuno che si merita che il fuoco sia io, di delineare con il giallo una linea intorno a qualcuno, di spacciare certezze (ché di dubbi ne abbiamo già tanti, se non troppi), di non seguire chi mi dispensa consigli perché a sbagliare sono bravissimo da me (ok, questa è del Liga), di trattenere tutto quello che varrebbe la pena di abbandonare, di mangiare a scrocco da Cracco anche senza diventare critico enogastronomico, di aspirare al meglio (ma basterebbe anche al molto, sono di bocca buona), di non perdere le parole (Liga, fanno due), di giocare a basket con sua maestà “Air” Jordan, di confessare al monitor del computer che ogni tanto parlo anche senza di lui, di abbracciare qualcosa o qualcuno, di scaraventare il pensato e ricominciare da capo, di organizzare corsi di discesa per persone altezzose, di una poltrona per massaggi con le casse incorporate, di un rasoio a dieci lame che veramente carezzi la pelle, di fare l’assaggiatore di braciole, di prendere i pesi altrui e scaraventarli via, di riuscire a stare al fianco del tempo che vola e non doverlo sempre inseguire, di capire se vale la pena raddrizzare le cose storte e ogni tanto tornare diritto chè a stare sempre a testa in giù poi la testa gira, di indossare occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero, di scrivere una frase d’amore su un bacio Perugina, di ingabbiare per il resto della sua vita chi ammazza le donne e buttare via la chiave, di mandare affanculo chi applaude al razzista, di consegnare a gente ancora più forte quelli che picchiano i deboli (per vedere finalmente l’effetto che fa, Jannacci docet), di fare aprire gli occhi a chi spara in nome di un Dio che c’e sicuramente, ma non ha mai voluto si ammazzasse in suo nome, di imparare a suonare la chitarra meglio di come la so suonare, di non essere superficiale e neanche di sembrarlo, di fare un giro su un triciclo che sa esattamente dove portarmi, di una seconda ottima annata (chè la prima è già finita, eccheccazzo), di un giornale intero pieno di buone notizie (se devo sognare, perché limitarmi ?)

Sì, sento anche io questa voglia improvvisa di frittura di totani (con un bel Gavi aggiungerei) e dopo, di un tè nero all’arancio.
Sinceramente, il nichilismo russo, lo lascio agli altri.
Non sopporto gli anarchici, sono una contraddizione in essere perché anche il nulla è qualcosa.